Samuel Drago (2015)


Nato a Sydney ma di origine catanese, si laurea in Architettura nel 2005 all’Università degli studi di Palermo, presentando la tesi anche alla Reinische Westfälische Techniche Hochschule di Aachen, in Germania, dove rimane anche dopo l’esperienza Erasmus. Vince una borsa di studio per svolgere il dottorato di ricerca nell’ Università Politecnica di Catalunya a Barcellona, scrivendo una tesi sul confronto tra le formulazioni teoriche e le strategie compositive di R. Schwarz.

Collabora con l’Università Politecnica di Catalunya, la RWTH di Aachen e la Perm Architecture School in Russia ed altre università italiane e straniere

Contemporaneamente inizia la sua carriera da professionista collaborando con architetti di Barcellona come Josep Mias e Lola Domenech, imparando il mestiere grazie all’esperienza in studio ed in cantiere.

Tra il 2007 e il 2008 apre il proprio studio a Barcellona. Partecipa a vari concorsi di architettura ottenendo buoni risultati: alcuni di questi progetti verranno pubblicati in riviste e libri italiani ed internazionali. In questo periodo lo studio inizia ad allargare la propria rete di clienti, iniziando lavori non solo a Barcellona ma anche in Russia, Francia e Germania. 

Le risposte

1.      Viaggiare è la maniera migliore per imparare. Sono sempre stato convinto che visitando altri luoghi e imparando da essi puoi migliorare non solo te stesso ma anche il luogo dove vivi. Spero che presto potrò ritornare a lavorare in Sicilia e potrò fare tesoro delle esperienze vissute. È dal confronto che puoi renderti conto di quello che già possiedi e di quello che ti manca.

Inoltre, la conoscenza di quattro lingue mi ha sicuramente aiutato a muovermi per il mondo, insieme ad una forte dose di curiosità e voglia di conoscere. Viviamo in un’epoca in cui spostarsi è diventato uno sforzo notevolmente meno impegnativo sia economicamente che burocraticamente, quindi sarebbe un peccato non sfruttare quest’opportunità. Tuttavia non dimentichiamo che non siamo i primi: già nel Medioevo pensatori ed artisti giravano l’intera Europa e l’Ottocento è stata l’epoca del Grand Tour. Al giorno d’oggi la possibilità di fare quest’esperienza è solo diventata più democratica.

2.      Il principale problema è sicuramente il sistema burocratico italiano, che specialmente nel mondo della costruzione andrebbe reso più agile. È assolutamente possibile perché in alcune città europee sono già presenti esempi di grande efficienza.

Tuttavia sono convinto che non si tratta solo di ostacoli esterni. Spesso è lo stesso architetto a chiudersi poiché nel suo sforzo di voler migliorare la città fa fatica ad ascoltare apertamente i bisogni della società e a comprenderli. Questi due aspetti rappresentano due poli: la sfida per gli architetti consiste nel saper trovare un equilibrio.

3.      L’università è fondamentale nel dare alcuni aspetti formativi essenziali, ma questo bagaglio di preparazione spesso tende ad essere insufficiente nel momento in cui ci si ritrova davanti al mondo del lavoro. Molte nozioni fondamentali si imparano solo con l’esperienza e l’università invece dovrebbe essere capace di anticiparle, per lo meno, in modo da rendere l’architetto neo-laureato più competitivo al momento del suo ingresso sul mercato. Se vogliamo fa qualche esempio, quando l’architetto esce dall’università non conosce i prodotti, i materiali, le tecnologie e i fornitori realmente presenti sul mercato e non sa come sfruttarli e integrarli con la propria creatività per fare architettura. Perché non creare più sinergia tra l’accademia e le imprese?
4.      Lavorare all’estero mi ha insegnato l’importanza nel credere in se stessi: girando per il mondo si scopre che dentro possediamo molte più potenzialità rispetto a quanto immaginiamo. Ci si rende conto che spesso il modo di rapportarsi alle persone o alle cose può fare la differenza.

Io sono orgoglioso di essere siciliano e negli anni ho capito che la mia sicilianità mi ha fatto crescere con un’empatia superiore alla media: per noi siciliani è più facile ascoltare e capire il cliente e saper trovare le parole giuste per creare una relazione. Inoltre, quando un siciliano va all’estero lo riconosci per altre due cose: l’entusiasmo coinvolgente e un particolare non so che, che definirei come “saggezza visionaria”. Questa saggezza visionaria fa parte della nostra cultura millenaria e si trasmette da generazioni, anche nei gesti più semplici.

5.      Qualsiasi progetto è influenzato dal luogo, in modi diversi e non sempre ovvi. Nella mia esperienza personale, spesso la capacità di sapersi adattare, comprendere ed assimilare l’antropologia del luogo è stato un passaggio chiave per la riuscita di alcuni progetti. Ogni luogo ha una sua personalità, un suo modo di fare, di percepire e vivere le cose che dovrebbero sempre essere l’”anima” di quel luogo. La globalizzazione è una realtà e può anche avere i suoi vantaggi, ma quell’anima del luogo non deve sparire. Per tale ragione ritengo che sia fondamentale che qualsiasi progetto che venga realizzato in un luogo abbia collaboratori locali che sappiano trasmettere quella speciale identità.
6.      L’architetto non deve mai dimenticare che bisogna sempre cominciare a concepire l’architettura partendo dalle persone e dalle loro esigenze. Il nostro mestiere deve creare spazi pensati per le comunità, che devono riuscire ad aggregarsi senza snaturare le loro abitudini e tradizioni. L’architettura deve saper ascoltare queste esigenze prima di tutto e non partire da principi estetici o stilistici generali, o ancora peggio, da gusti personali. Purtroppo però l’architettura sembra spesso dimenticarsi del suo ruolo primordiale e si aggroviglia in aspetti del tutto secondari.
7.      Per progetti di media grandezza lo studio si fonde con l’impresa e si lavora insieme.

Il rapporto tra architetto e costruttore deve essere di reciproca intesa: il costruttore deve comprendere l’architetto (anche lui “costruttore”), il senso del suo progetto, ancor prima di pensare al preventivo o a suggerire materiali, e l’architetto da parte sua deve investire parte del suo tempo nel creare una relazione di dialogo con il costruttore.

Purtroppo nei progetti più grossi, in Spagna, il progetto viene consegnato alla ditta appaltatrice che poi si confronta direttamente con il cliente senza chiedere l’opinione dell’architetto, spesso con interpretazioni progettuali discutibili.

8.      Esistono già alcune iniziative utili, ad esempio le borse di studio post-universitarie come il Programma Leonardo: i neo-laureati hanno la possibilità di imparare sul campo, arricchendosi di esperienze in paesi stranieri. Sarebbe indispensabile che ci fosse anche un coordinamento con le Università per perfezionare il passaggio Accademia-Professione, studiando soluzioni che possano migliorare l’esperienza.

Un’altra iniziativa interessante potrebbe essere il miglioramento dei corsi di formazione per i nuovi professionisti iscritti all’Ordine degli Architetti: è importante assistere il giovane architetto nei suoi primi passi sul mercato.

9.      Uno degli aspetti fondamentali è la fiducia che hanno i clienti verso gli architetti: in Italia c’è un forte scettiscismo nei confronti dell’architetto, in particolar modo se non è già un architetto affermato. Questo atteggiamento tende a sconfortare il professionista.

In Europa, in genere, si presta più attenzione alle idee dell’architetto, c’è più consapevolezza del bagaglio culturale che fa parte del suo mestiere.

Il cliente è cosciente del valore aggiunto che l’idea dell’architetto è capace di dare al valore della sua proprietà ed è sempre attento a dare spazio alla sua creatività.

10.   Ho organizzato il mio studio in maniera flessibile, in modo da poter lavorare con intensità variabile in base ai progetti in corso: ho un paio di collaboratori a tempo pieno e richiedo l’aiuto di altri quando è necessario.

Ho un gruppo di ingegneri, geologi, paesaggisti e geometri di fiducia, ai quali ricorro con frequenza e quando lavoriamo insieme a un progetto, costituiamo un vero e proprio team.

11.   Hanno un ruolo perno nell’offrire sia al cliente che all’architetto il massimo di servizi necessari a garantire la qualità e l’efficienza dell’architettura. Tra i vari servizi che offrono possiamo contare con una dettagliata base di informazione tecnica, uffici concorsi, supporto giuridico ed informatico, approvazione progetti, borse di lavoro, corsi di formazione, librerie, biblioteche, appoggio sul piano dell’espansione internazionale e sostegno nella creazione di imprese. La sera vengono organizzati convegni affidati ad architetti locali e non, per approfondire tematiche della costruzione.
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