Giuseppe Bandieramonte (2015)

 


Profilo
Nato il 2 giugno del 1980 ad Adrano (CT) si è laureato a Firenze, con il massimo dei voti, con una tesi in progettazione urbanistica. Relatore il professore Antonio Capestro. Nello steso anno comincia la collaborazione con diversi studi (fra i quali lo studio del professore e paesaggista Lorenzo Vallerini) e successivamente inizia a seguire il Master in progettazione dello spazio pubblico “MASP” a Lucca. Qui avrà modo di collaborare con architetti e professionisti quali Pietro Carlo PellegriniRudy Ricciotti, Oliviero Toscani e Andrea Boschetti. Nel 2010 fonda con il gruppo di architetti del master il collettivo Urban More con cui partecipa ad alcuni concorsi meritevoli di riconoscimento. Nel 2011 comincia a lavorare presso lo studio Metrogramma a Milano dove fonderà (insieme allo studio Metrogrammadotdotdot, Controprogetto e Sergio Colantuoni) l’Associazione culturale NIL28 nata con il fine di promuovere iniziative e attività legate alla cultura e al design nel quartiere Tertulliano. Ne faranno parte, tra gli altri: 5+1AA, Consalez Rossi Architetti Associati, Peia Associati.
Nel 2012 ha il piacere di partecipare al workshop Simeto Landscape come tutor in collaborazione con Ippolisto Pestellini Laparelli e Silvia Sandor di OMA.  Ha lavorato a numerosissime e importanti commesse sia nazionali che internazionali: dal concept per l’allestimento della Biennale Internazionale di Architettura Barbara Cappochin di Padova del 2011 alla realizzazione del Sentiero dei Terrazzamenti in Valtellina, al concorso Baricentrale. Dal 2014 si trasferisce e lavora a Mosca per Metrogramma.
Le Risposte
1.      Dopo diversi progetti svolti negli anni precedenti in Russia, nel 2014 l’ufficio Metrogramma decide di aprire una sede anche a Mosca per seguire dei nuovi progetti più da vicino.

Mi viene proposto di andare e accetto. Si trattava di una nuova ed invitante esperienza in un paese a me completamente sconosciuto. Credo che una possibilità di cambiamento non vada mai rifiutata perché, in ogni caso, rappresenta un’opportunità.

2.      Gli ostacoli sono molti e variano a seconda dei luoghi e dei paesi che si possono prendere in considerazione. Quello che però mi sta a più a cuore è la mancanza di una cultura diffusa del contemporaneo. Non molto dissimile dall’educazione alla bellezza di cui parlava Peppino Impastato.
3.      No, credo piuttosto la formazione universitaria sia lontanissima dalla realtà del mercato del lavoro. Quella accademica è una realtà chiusa in se stessa e poco propensa a interfacciarsi con le vibrazioni, la frenesia e la complessità del mondo lavorativo.
4.      Credo sia ancora troppo presto per dire quale contributo possa dare la mia Sicilianità in un altro paese. Mi è invece più chiara la sensazione che per me sarebbe più naturale, che in qualsiasi altro luogo, esprimere Sicilianità attraverso l’architettura proprio in Sicilia.
5.      Credo di si, la globalizzazione ha appiattito la ricerca architettonica limitando le opportunità di nascita di nuove correnti . Anche la Russia subisce questi effetti ma in maniera limitata rispetto ad altri paesi. Credo perché, in generale, la cultura Russa sia una roccaforte che meno sensibile ai venti di cambiamento. Questo ovviamente ha aspetti sia positivi che negativi.
6.      Non credo sia solo un problema di elitarietà. Siamo cresciuti con un gusto del bello che è essenzialmente legato al culto dell’antichità. Nel comune sentire tutto ciò che ha una storia affascina più di una nuova architettura. Credo sia più che altro un problema di cultura diffusa. Così come per l’arte è molto più difficile, per i non addetti ai lavori o gli appassionati, valutare una grande opera contemporanea rispetto a una scultura del rinascimento. Manca la cultura del contemporaneo, cosa che aiuterebbe anche gli architetti a fare meglio.
7.      In Russia i rapporti con la committenza sono stati di tipo molto differente. Si passa dal cliente con cui provi ad instaurare un rapporto quasi amichevole e duraturo a quello in cui il cliente è un’entità di cui ogni tanto senti parlare ma che non hai mai né incontrato né visto. Credo questa seconda condizione più difficilmente si verifichi in Italia. Molti sono i clienti che hanno già delle imprese di riferimento alle spalle e su cui puntano molto.
8.      I problemi che stanno alla base di queste difficoltà sono innumerevoli e troppo complessi da essere snocciolati con una sola breve risposta.

Numero eccezionalmente elevato di architetti, mancanza di economia, palinsesto normativo inadeguato e clientelismo sono tra le principali cause. Ma c’è anche la propensione a credere che un giovane (che sia architetto neolaureato o altro) non possa prendersi delle responsabilità e fare bene. Non è vero. E di questo, ne sono colpevoli gli stessi studi di architettura che limitano il raggio di competenza dei propri collaboratori.

In ogni caso, preferisco superare la domanda non fornendo soluzioni ma concentrandomi sul giovane architetto stesso con un consiglio: fissa l’obiettivo e perseguilo senza mai perderlo di vista.

9.      Sicuramente un architetto Italiano che lavora in Russia può godere una posizione privilegiata per il solo fatto di essere “merce rara”. Tuttavia resta il fatto di doversi confrontare con una realtà culturale molto diversa dalla nostra che può spesso mettere in grandi difficoltà. Quello che si aspettano loro può essere molto distante dal tipo di progettazione che siamo in grado di offrire. E di volta in volta si apre un ventaglio di scelte, compromessi e soluzioni.
10.   La base operativa e il gruppo più numeroso di collaboratori è a Milano. Le altre due sedi di Mosca e Doha, per quanto possibile, agiscono in maniera indipendente ma con uno scambio continuo di informazioni e di aiuto reciproco nel caso in cui ce ne fosse di bisogno. La flessibilità è necessaria in un contesto in cui è sempre difficile prevedere quanti e a quali tipi di lavoro sarà necessario dedicarsi nel breve termine.
11.   Non sono mai venuto a contatto con organizzazioni di professionisti Russi e non ne conosco quindi le attività e gli obiettivi. Mi è capitato, invece, di partecipare a incontri o parlare con professionisti (non solo architetti) che lavorano presso l’istituto Strelka a Mosca. Un istituto che oltre a fare formazione e a porsi come punto di riferimento culturale per l’architettura in città è riuscito a diventare interlocutore privilegiato della municipalità che affida loro la programmazione e la cura di attività varie: di ricerca, di preparazione di bandi di concorso, di valutazione, di progettazione stessa di parti di città.
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