Edmondo Occhipinti (2015)


Il profilo

Edmondo Occhipinti è il Fondatore e Amministratore di 3-im, una società di consulenza leader nel settore del Building Information Modeling e della progettazione integrata 3D. Si occupa delle operazioni strategiche della società e conduce le consulenze più specialistiche nel settore BIM. Con più di 15 anni di esperienza in 3D e BIM ha lavorato con successo su più di 50 tra i più complessi e sofisticati progetti BIM in oltre dieci paesi al mondo. 

Già direttore di Gehry Technologies di cui ha guidato le operazioni in Europa e Sud America, ha lavorato, tra altri, alla Fondazione Louis Vuitton di Parigi (300M€), alla Cleveland Clinic ad Abu Dhabi (1200M€), al Museo Nazionale del Qatar (400M€), alla linea 12 della Metro di Mexico City, allo Stadio di Lille (200M€), al Parco Olimpico di Rio de Janeiro, ai Four Seasons di Sao Paulo e Recife (180M€), alla sede della Societe Generale di Parigi (210M€), alla Scuola Centrale di Parigi (100M€) e alle nuove sedi dell’ENI (170M€) e di SNAM (40M€).  

Le sue competenze includono: Contrattualistica e Specifiche BIM (1D), realtà virtuale e aumentata (2D), BIM (3D), cantieristica virtuale (4D), computistica su BIM (5D), Manutenzione su BIM (6D) e tutte le diverse applicazioni di supporto alla progettazione e costruzione virtuale e BIM (xD).

Edmondo ha insegnato in diverse scuole europee, dal Politecnico di Milano a L’Ecole Nationale Superieure d’Architecture de Paris Malaquais, a l’Architectural Association, a L’Ecole Nationale Superierure d’Architecture de Versailles alla Faculdade de Arquitectura da Universidade do Porto
Le risposte

1. Studiare architettura mi ha dato un grande entusiasmo e ha stimolato una grande interesse per un

ambito che quasi sconoscevo. Dopo qualche anno di studio, l’entusiasmo si ‘e tradotto in una grande

curiosità per dei percorsi paralleli. Sono andato fuori dall’Italia per saziare questa curiosità. La curiosità

fortunatamente aumenta con l’aumentare delle esperienze. Ho vissuto e lavorato in più di 10 paesi in

giro per 4 continenti.

2. Sono convinto che nel contesto attuale, ogni percorso e formazione deve essere ripensata con

creatività. I modelli professionali che mi interessano sono quelli capaci di anticipare le necessità future e

di creare opportunità’ presenti. La formazione di architetto agevola molto questo spirito creativo. Il limite

probabilmente è quello di circoscrivere la professione di architetto nell’ambito tradizionale del

progettista indipendente o dipendente. E’ un limite solo in alcune circostanze, come questa, in cui il

mercato, evidentemente, comincia a saturarsi e lascia meno spazio all’enorme domanda. Eliminare

questo limite significa ripensare la professione e ripensarsi come professionista.

3. La mia formazione è stata piuttosto completa: un inizio in ingegneria, ricco di discipline scientifiche,

qualche anno di architettura in Italia, piuttosto umanistico e qualche anno di architettura tra Portogallo

e Francia, ricco di progettazione e pratica. Sicuramente una formazione che mi ha permesso di

interessarmi a diversi aspetti della professione e che, grazie anche alle competenze tecniche (software),

sviluppate individualmente, ed alle lingue straniere imparate vivendo e studiando all’estero, mi ha reso

adeguato al mercato e molto competitivo. E’ infatti il mio percorso, la formazione, la trasferta e le

competenze tecniche che, insieme, valgono la mia riuscita professionale.

4. Ho imparato tantissimo negli ultimi dieci anni: dalla capacita di adattamento a contesti molto diversi tra

loro e a quella di superare i propri limiti, personali e professionali. Ho anche imparato a seguire un

obiettivo con grande determinazione. Queste tre cose insieme mi hanno permesso di costruire una

carriera professionale molto dinamica ed appagante.

Capire la Sicilia significa definire il dissidio fondamentale che ci travaglia, l’oscillazione fra claustrofobia e

claustrofilia, fra odio e amor di clausura, secondo che ci tenti l’espatrio o ci lusinghi l’intimità di una tana,

la seduzione di vivere la vita con un vizio solitario. Da qui il nostro orgoglio, la diffidenza, il pudore; e il

senso di essere diversi.

[…] Ogni siciliano è, di fatti, una irripetibile ambiguità psicologica e morale. [Bufalino, L’Isola Plurale]

Sono convinto che quest’ambiguità, che mi riconosco in pieno, mi abbia favorito molto in tutte le

diverse situazioni che mi sono trovato ad affrontare. Il grande orgoglio, anche, mi ha consentito di offrire

sempre un livello altissimo di professionalità garantendo sempre una piena soddisfazione a chi ha

investito su di me.

5. Penso che non ci sia una risposta univoca. Per alcuni progettisti esiste un’attenzione maggiore ai luoghi

che per altri. Ho studiato per anni in scuole che promuovevano un’attenzione assoluta ai luoghi ed ho

lavorato per anni per architetti che non se ne sono curati molto. Devo anche dire che trovo legittimo ed

interessante ognuno dei due approcci. La bella architettura è bella, che si preoccupi o meno del

luogo. Casa da musica a Porto, Louis Vuitton a Parigi, Maxxi a Roma, sono alcuni esempi di architetture

straordinariamente belle in cui l’attenzione del progettista al luogo deve essere forzata pur di ritrovarla.

Diciamoci pure che non ce n’è. E che va benissimo così.

6. Non è vero dappertutto. Non è vero in Portogallo, non in Olanda, non in Giappone. E’ chiaramente un

problema di educazione, di diffusione della cultura architettonica. Il nostro è un paese estremamente

stratificato dove il peso delle culture e dell’eredità passate, insieme ad un’accademia molto austera,

hanno rallentato la diffusione di una cultura architettonica contemporanea. L’apertura alla mobilità, la

diffusione delle tecnologie e l’accesso all’informazione stanno già cambiando questo scenario.

7. Un mio capo mi ha spesso ripetuto: Buildings leak at the intersection of contract [Gli edifici gocciolano

all’intersezione dei contratti]; L’apparato contrattuale che governa l’architettura e la costruzione è

estremamente frammentato e complesso. Lo sono quindi i rapporti all’interno dell’ecosistema

costruttivo. A prescindere dal contesto geografico. Ho lavorato principalmente in progetti di architetti

tra i piu noti al mondo. Ho quindi operato all’interno di un assetto diverso rispetto a quelli comuni. Un

assetto cioè in cui l’architetto governa ogni singola scelta e riveste una posizione di rilievo assoluto,

rilievo fatto di rispetto, accondiscendenza e subordinazione da parte di committenza ed impresa. I loro

progetti, è anche vero, rivestono però un carattere di eccezionalità che spesso promuove una comune

convergenza di obiettivi e risultati, tra committenza, architetto ed impresa, sopravvenendo ai normali

conflitti che il processo costruttivo alimenta.

8. Esistono probabilmente tre livelli su cui lavorare:

Formazione: la formazione dovrebbe adeguarsi un po’ di più al contesto contemporaneo:

promuovendo l’evoluzione continua dei corsi e delle esercitazioni e la divulgazione di nuove tecnologie;

obbligando ad esperienze di studio o di lavoro all’estero; coinvolgendo nell’accademia profili diversi e

professionalmente attivi e introducendo un panorama più vario di potenziali sviluppi professionali.

Istituzione: le amministrazioni centrali e periferiche dovrebbero accogliere nuove energie e nuovi talenti

da affiancare alle vecchie guardie, per promuovere un rinnovo energico di vedute e proposte. In Sicilia

stiamo già assistendo ad iniziative molto interessanti ed importanti promosse da giovani talenti in diversi

ambiti (cucina, arte, turismo, ecc.).

Individuo: credo molto nel promuovere e coltivare la curiosità e le ambizioni personali. I giovani architetti

devono lavorare sodo per aiutarsi, da soli, ad inserirsi in un contesto professionale in continua evoluzione.

Bisogna intercettare interessi, passioni, evoluzioni, e lasciarsi incuriosire da tutto. Profili veramente curiosi,

ambiziosi, appassionati, dedicati, coraggiosi, sono i profili che mi interessano molto e che vedo aver

maggior successo

9. L’architetto è un coordinatore. Il direttore di un sistema che può diventare estremamente complesso e

sofisticato. Questo ruolo pone l’architetto al di sopra delle competenze tecniche ed ingegneristiche, per

lo meno in ambito civile. La capacità di risolvere in maniera creativa il problema definisce l’aspettativa

del cliente. L’architetto è, in molti paesi e soprattutto sui grandi interventi, la chiave di volta dell’intero

apparato progettuale e costruttivo. In Italia, le congiunture storiche hanno contribuito a promuovere

figure di formazione diversa (i geometri ad esempio), e a prediligere la competenza tecnica

dell’ingegneria.

Stupisce sempre l’opposta reazione del pubblico al dire di essere un architetto, in Italia e in alcuni altri

paesi.

10. 3-im è lo studio che ho fondato due anni fa e di cui sono attualmente amministratore. Il mio è uno studio

di consulenza architettonica, ingegneristica e costruttiva, focalizzato sull’innovazione e l’applicazione di

tecnologie avanzate volte a ridurre i rischi, i costi e i tempi di progettazione e costruzione. Lo studio, nato

in Francia a da un anno attivo anche con una sede in Italia, capitalizza le esperienze maturate in più di

50 progetti, tra i più complessi e noti al mondo in oltre 10 paesi. Abbiamo portato innovazione ed

esperienza in Italia, in un momento di grande crisi economica, ottenendo dei risultati inaspettatamente

positivi. Il nostro team è un gruppo di 10 persone, tra architetti ed ingegneri, principalmente italiani,

estremamente ambiziosi e tecnicamente bravissimi che si occupano di seguire i nostri clienti nelle loro

progettazioni più visionarie e complesse. Il gruppo, lavorando su diversi progetti italiani ed esteri, è

portato a spostarsi frequentemente presso gli studi dei nostri clienti. Mi piace pensar di poter offrire alle

persone che lavorano con me, le stesse opportunità’ che ho avuto io. Il contatto con diversi paesi,

diversi clienti e diversi progetti costituisce una ricchezza imprescindibile nel mercato di oggi.

11. Sono stato iscritto all’ordine degli architetti di Parigi per diversi anni. Mi va di portare l’attenzione

sull’accesso all’ordine che avviene tramite una semplice domanda di ammissione e il pagamento della

retta annuale. Le regole sono leggermente cambiate negli ultimi anni, ma l’accesso rimane ancora

piuttosto agevole, in un paese che ricordiamolo, forma un grandissimo numero di architetti e che dà

lavoro a moltissimi architetti italiani.

A Parigi l’ordine è una delle moltissime parti attive della cultura e della società. Crea diversi momenti di

scambio sia interno che esterno su temi molto diversificati e sempre attenti alla contemporaneità.

Occupandomi di innovazione e lavorando per alcuni clienti francesi di grande rilievo, anche io sono

stato più volte invitato a presentare il mio lavoro, con un seguito molto interessato ed attento.

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