Claudio Inserra (2015)


Nato a catania, si laurea nel 2010 presso la Scuola d’ architettura di Siracusa.Da subito collabora presso lo studio Arch&arch. dell’ architetto Emanuele Fidone, suo relatore di tesi. Insieme partecipano a vari concorsi d’architettura, tra cui L’ampliamento del Museo Serlachius Gosta, il nuovo Auditorium di Acilia – Roma ed il nuovo Convitto studenti per Malles quest’ultimo selezionato per la seconda fase e successivamente menzionato

Partecipa come tutor al Workshop Intersection 2011 nel gruppo Luigi Snozzi / Emanuele Fidone.

Prende parte con l’arch. Gianluca Indelicato alla selezione MAXXI YAP 2011 per l’installazione dello spazio esterno del Museo MAXXI.

Nel 2012 partecipa come collaboratore con l’arch. Luigi Pellegrino (atelier map) ed Aurelio Cantone, per i concorsi: Riqualificazione di due piazze a Putignano e Parco tematico Floripoli a Termini Imerese.

Durante questi anni lavora con l’impresa edile arch. Roberto Inserra, occupandosi della fase progettuale e direzione lavori.

Collabora insieme allo studio Bureau69 d’Architettura nella progettazione d’interni Nel Giugno del 2014 decide di iniziare una nuova avventura professionale e di vita a San Paolo, Brasile, nell’agosto dello stesso anno inizia lavorare presso lo studio di progettazione e grafica, Gaaz | Arquitetura, dove oggiè responsabile di progetto e direzione grafica.Rapporto tra Spazio, Luce e Materia, creano sempre un legame tra tutti i suoi progetti.Nell’ estate del 2012 ha ricevuto la “Compostela” dopo aver svolto “il cammino di Santiago” percorrendo quasi 900km a piedi, da Saint Jean Pie de Port a Finisterre. Un viaggio che ha messo a dura prova la sua forza di volontà ed il raggiungimento di un obbiettivo, un momento chiave per la decisione futura del suo trasferimento all’estero.

Le risposte

1.      Sarebbe troppo semplice rispondere per via della situazione in cui si trova il nostro paese. La verità è che ogni minuto che passa è un occasione per rivoluzionare la nostra vita, sempre!

Nel 2012 ho deciso di mettermi alla prova, testando la mia forza di volontà, prefissare un obiettivo è raggiungerlo, così ho deciso di fare il cammino di Santiago, quasi 900 km a piedi zaino in spalla, non è una prova fisica (come qualcuno può pensare) è solo questione di volontà.

Alla fine del cammino ho capito, che quella era solo una prova e che sempre affrontiamo nuove sfide e nuovi percorsi, personali, professionali o di qualsiasi genere.

Così quando un anno e mezzo dopo decisi di partire per il Sud America non fu una decisione così difficile da intraprendere, in fondo era solo un nuovo cammino da affrontare.

2.      Preferisco rispondere quali sono le possibilità di un architetto nella società contemporanea, credo che debba avere una grande forza di volontà e pazienza, amare il proprio mestiere, essere umile e sempre pronto ad aprirsi al dialogo, dopotutto il nostro mestiere è dialogare in diversi modi e forme.

Viaggiare e scoprire sempre luoghi nuovi e fare nuove esperienze è fondamentale per la nostra professione.

E se proprio non ci si riesce…beh dico sempre che in fondo siamo architetti, creativi, allora creiamoci anche un cammino alternativo alla nostra professione!!!

3.      Credo che molto dipenda dallo studente, la facoltà d’ architettura abbraccia molti rami della professione, difficilmente ci prepara per il mondo del lavoro, sicuramente la lacuna principale è la totale inesperienza di cantiere durante la carriera universitaria. Per il resto, il percorso universitario è più una guida, ed è compito dello studente approfondire e scoprire le proprie capacità e migliorarle.
4.      Ho ancora molto da imparare, lavoro in Brasile da meno di un anno, sicuramente sto apprendendo molto nella gestione di progetto e rapporto con il cliente.

Chiaramente sto avendo modo di conoscere l’iter burocratico brasiliano ed i limiti progettuali, che non ha nulla da” invidiare” al nostro sistema.

Io mi occupo della fase di progetto e quando ne ho la possibilità mostro loro riferimenti italiani o siciliani, inutile dire che sono sempre molto apprezzati e sempre presi in grande considerazione.

5.      Lavoro a San Paolo in Brasile, qui l’influenza della “scuola Paulista” è molto forte, attraverso i loro autori più importanti quali: Lina Bo Bardi, Paulo Mendes da Rocha e Vilanova Artigas.

Ma la sensazione e che i più giovani siano stanchi dei riferimenti brasiliani, e cercano di accostarsi ad un architettura internazionale più “europea” è il caso di studi giovani ma già molto in vista nel panorama nazionale e internazionale.

Un fattore che di sicuro globalizza il nostro mestiere di sicuro è internet, strumento di informazione, accessibile a tutti che facilita i riferimenti ma allo stesso tempo uniforma la ricerca,riducendola a pura “immagine” senza capirne il ragionamento, questo peggiora nel maggiore dei casi il processo creativo.

6.      In ambito privato, sarebbe da ipocriti dire che tutti possono permettersi un architetto, è vero che per questioni economiche e culturali, il nostro ruolo è chiaramente scavalcato.

Nel pubblico invece dipende solo dal tipo di architettura e dal contesto.

Chi opera in quest’ambiente sa che per far una buona architettura non ha   bisogno di costi esagerati, il Sud America è pieno di esempi di riqualificazione urbana o di quartieri popolari con progetti ben pensati che soprattutto funzionano nel luogo dopo sono stati pensati, e non per classi sociali elevate.

7.      Per quello che ho potuto constatare nella mia ancora breve esperienza, il rapporto tra cliente e studio è costante, con riunioni settimanali ed un continuo scambio di idee.

Il cantiere invece in alcuni casa e di totale responsabilità dell’impresa che a dire la verità è molto indietro rispetto al livello europeo, spesso il lavoro viene consegnato in pessime condizioni o non conforme al progetto, questo non succede sempre ma visitando alcuni cantieri o vedendoli da fuori, la sensazione che ho avuto che dal punto di vista della realizzazione dell’opera siano molto indietro rispetto ai nostri standard.

8.      Una delle cose positive della nostra professione in Brasile è senza ombra di dubbio l’inserimento nel mondo del lavoro, qui già dal 2/3 anno di facoltà, lavorano negli studi come stagisti e pagati (con un salario minimo) le università sono aperte la notte per facilitare l’orario lavorativo.

Quali dovrebbe essere le iniziative? Nulla di più semplice che lavorare, sin dai primi anni, in studi di architettura, cantieri, uffici pubblici.

E meno “ostacoli” durante la carriera universitaria, molte volte esageratamente lunga, a causa di qualche docente.

9.      Non ci sono, particolari, differenze nel ruolo dell’architetto, semmai nella prospettiva di crescita o nella facilità di contatto e possibilità di continua evoluzione.

In una città di 11milioni di abitanti (senza contare l’area metropolitana) le connessioni e le possibilità di lavoro si moltiplicano ogni giorno, una città in continuo movimento e non per modo di dire.

Attenzione San Paolo è famosa per la grande disparità sociale, per cui chiaro che come da noi, vuoi per cultura o per possibilità economiche una grande fascia sociale fa a meno della nostra figura professione (ma non ci trovo nulla di errato).

Di contro la domanda dalla parte benestante della società Paulista , è abbastanza alta ed esigente in termini di vivibilità e qualità di vita.

10.   È uno studio giovane nato solo 3 anni fa.

Fondato da 3 soci architetti ma con diverso profilo professionale e da 12 giovani architetti tutti tra i 24 e i 35 anni circa.

Un ambiente di lavoro ideale, oltre i brasiliani lavorano lì una portoghese e due spagnoli.

Il lavoro è ben suddiviso in base al profilo professionale di ognuno di noi, dalla parte creativa a quella più tecnica di progetto.

L’orario di lavoro è flessibile, l’ufficio apre dalle 08:00 in poi, ognuno di noi ha il proprio orario, conforme alle consegne dello studio, inoltre all’interno dello spazio di lavoro abbiamo un calcetto balilla, un tavolo da ping pong e un’area esterna dove facciamo aperitivi e il tipico churrasco brasiliano.

11.   A San Paolo, fin a qualche anno fa architetti, ingegneri e agronomi facevano parte di un unico ordine. Da tre anni a questa parte gli architetti hanno formato un loro ordine (conselho dos arquitetos).

Le funzioni sono in grandi linee come le nostre, si occupano di formazione, “tutela” della professione, conferenze, workshop.

È ancora un’organizzazione molto giovane, ma a quanto mi dicono sembra funzionare…certo non hanno una squadra di Calcio dell’Ordine!!!

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