Alessandro Cintolo (2015)


Il Profilo

TERNULLOMELO ARCHITECTS é lo studio fondato nel 2006, con sede a Lisbona, da Chiara Ternullo (1975, Universitá Mediterranea di Reggio Calabria 2002) e Pedro Teixeira de Melo (1978, Universidade Lusiada de Lisboa, 2000), dopo un lungo periodo di collaborazioni. Anteriormente alla fondazione dello studio, Chiara Ternullo ha collaborato nello studio di João Maria Trindade e Pedro Teixeira de Melo nello studio di João Luis Carrilho da Graça. Lo studio sin dall’inizio è stato coinvolto in diversi concorsi pubblici, ma ha anche lavorato su progetti di piccola e media scala per clienti pubblici e privati, prevalentemente in Italia e Portogallo. Nel 2013 entrambi sono entrati nel Corso di Dottorato dell’Università di Évora, dal titolo “Entroterra, nuovi territori”, diretto da João Luis Carrilho da Graça, avendo nel corpo docente: Manuel Aires Mateus, Eduardo Souto de Moura, Antonio Jiménez Torrecillas. 
Nel loro lavoro é riconoscibile una visione umanistica del fare architettura, che permette di guardare i problemi del territorio, della città, delle comunità e degli attori sociali, capace di dare soluzioni e visioni “olistiche”. L’interdisciplinarità é un’altra costante di ricerca, indipendentemente dalla scala del progetto.
Il lavoro dello studio ha ricevuto numerosi premi tra i quali  si distinguono: nel 2013 il primo premio  del Concorso Pubblico Internazionale di idee, di rigenerazione urbana, a Portalegre, Marvão and Sousel, in Portogallo; nel 2012 il terzo premio nel Concorso pubblico per le Architetture di Servizio per EXPO 2015, nel 2010 il primo premio per il concorso di riqualificazione della Rocca e del suo parco a Nogarole Rocca (VR); nel 2007, il primo premio del Concorso Internazionale di Architettura, Costeras, promosso dalla Regione Autonoma della Sardegna, sia della borgata di a Marceddi sia in quella di  Santa Caterina di Pittinuri. Nel 2010 lo studio é stato selezionato per il progetto editoriale dell’UTET, per il volume 2 di “Progetti di Giovani Architetti Italiani” ed incluso nella Top 10 dell’New Italian blood, under 36 degli architetti italiani.
I loro progetti i sono stati pubblicati ed esposti in Italia, Portogallo, Spagna, Cina, Corea e Brasile.
Le risposte
1.      Le motivazioni sono sostanzialmente due.

Il primo motivo e forse il più decisivo, è stato provare nuove esperienze, sia lavorative, e anche di vita, che mi facessero comprendere sensazioni che sicuramente in Italia non avrei mai conosciuto, che mi facessero crescere, e maturare professionalmente, e che mi dessero l’opportunità di visitare il mondo.

Sin da piccolo ho sempre guardato ad orizzonti più ampi, forse anche in conseguenza del fatto che i miei genitori mi hanno sempre dato l’opportunità di girare il mondo, ho sempre voglia di scoprire usi e costumi di una società che non mi appartiene e di carpirne i segreti e le usanze per sfruttarle; i viaggi, dicono i saggi, aprono la mente.

Il secondo motivo, e non sono felice nel manifestarlo, che mi ha spinto a lasciare l’Italia è originato dalla mancanza di lavoro, in particolar modo per giovani professionisti che, usciti dall’università, non trovano né spazi né opportunità per avviare quel processo progressivo e per alcuni aspetti necessario, di inserimento nel mondo del lavoro e di quello specificatamente professionale e se non sono adeguatamente assistiti vengono in poco tempo azzerati nelle aspettative di futuro.

2.      Le poche, ma significative esperienze che ho avuto in Italia e all’estero, mi fanno affermare che ad aggravare la condizione degli operatori del settore ( e quindi anche quella degli architetti ) concorrono sia il sistema burocratico che la mancanza del rispetto delle regole di settore. Il sistema è lento, contorto e privo di certezze procedimentali che non ti consentono spesse volte di fare architettura di qualità; nonostante negli ultimi tempi siano stati prodotti interventi normativi e regolamentari per semplificare e velocizzare le procedure autorizzative, il settore è fortemente penalizzato da una normativa urbanistica slegata totalmente dai tempi che la moderna economia richiede.

Non va ignorato altresì che, in momenti di forte congiuntura sfavorevole come quella attuale, si contraggono fortemente le attenzioni e le risorse da destinare alla << Architettura >> Non è così a Shanghai o a Londra, dove ho lavorato, ambienti di lavoro dove le procedure sono molto snelle e anche semplici da capire favorendo l’architettura.

Per quanto riguardano i limiti, occorre osservare che molti ostacoli e barriere culturali si registrano nella committenza. Tutti i grandi maestri dell’architettura osservano che un buon progetto esce dalla collaborazione con il cliente; occorre pertanto avere anche la fortuna di trovare una committenza che << pretenda >> dal professionista eleganza architettonica, la ricerca dell’equilibrio tra estetica e funzionalità e collaborazione.

All’estero l’approccio della committenza verso l’architetto è più appropriato e si coltiva una attenzione ed un riconoscimento del suo ruolo che in Italia ( con numerose eccezioni ) è difficile da individuare.

3.      Ho studiato a Reggio Calabria, mi sono laureato nel 2011, posso ritenermi soddisfatto delle mie competenze acquisite e della mia formazione universitaria, acquisendo un bagaglio culturale adeguato, un approccio corretto, attraverso una metodologia efficace

Tutto questo penso sia poco importante se mancano altre componenti come una grande passione verso l’architettura e tanta voglia di scoprire “concetti” sempre differenti, così come nella vita

4.      L’esperienza a Shanghai mi ha fatto capire quale importanza rivesta l’organizzazione ed il << management >> di un’azienda, ed il fatto che l’azienda per cui lavoravo non prestava la dovuta attenzione in questa direzione è stato forse il principale motivo per cui ho deciso di interrompere questa esperienza che in ogni caso ( pur registrando alcuni aspetti negativi ) non può non temprarti caratterialmente ed arricchire il tuo bagaglio umano. Ad es. non si può ignorare che a Shanghai vivono 25 milioni di persone, che l’aria, l’acqua, lo stesso cibo presentano forme di inquinamento e gli stessi spostamenti, se non abituato, ti sfiancano. Shanghai, in ogni caso, ti porta una carica di “ adrenalina “ ti carica di stimoli nuovi, ti fornisce una montagna di opportunità lavorative che solo una città come quella può offrire, ma allo stesso tempo quella Cina ti stanca e ti “ brucia. Ultima osservazione ( oggi non secondaria ) l’assenza della Banda Larga per le normali connessioni Internet .

Il contributo che penso di aver fornito alla società o alle persone con cui stavo a fianco, sempre inerente all’architettura e sul quale imposto sempre i miei progetti, è stato di renderli consapevoli dell’importanza del << genius loci >> e della ricercatezza spaziale

5.      La Cina è un grande cantiere a cielo aperto, la visione che mi ha impressionato è stata quella di vedere distese di campi “coltivati” di centinaia di grattacieli tutti uguali senza un minimo di qualità architettonica; questa è la Cina, dove ragioni storiche, socio-economiche e geopolitiche non hanno ancora prodotto una cultura forte, radicata nella società come può essere la nostra ( riferita al mondo occidentale ).

Ritengo di potere affermare che in quel paese manchi ancora, oltre al Know-how ( lacuna questa colmabile in modo relativamente semplice), la creatività, il senso dell’ estetica , aspetti questi tipici della nostra cultura e che portano a vedere “ l’Italiano “ come un soggetto creativo portatore di bellezza e modernità, da ricercare e da richiedere .

In una parola manca la cultura architettonica, ancorchè non possa ignorarsi che soprattutto nel centro di Shanghai, si registra una forte globalizzazione dove possono essere ammirate strutture avveniristiche. In buona sostanza il modo di progettare è quasi sempre svincolato dal contesto sia storico che paesaggistico che ambientale.

6.      Personalmente non la penso così; non credo che l’architettura, nella società moderna sia considerata qualcosa di elitario, ma piuttosto credo invece che, insieme ad una disinformazione manchi sostanzialmente una adeguata e consapevole cultura dell’ “ Abitare “ contemporaneo.
7.      Nell’ambiente in cui ho operato io in Cina, fungevamo da studio di progettazione e impresa di costruzione, e i clienti nella maggior parte dei casi erano aziende concessionarie di vetture sia cinesi che europee.

Nei casi in cui il cliente era un privato non si aveva un grande dialogo da un punto di vista del manufatto edilizio, interessava poco l’oggetto architettonico, mentre per clienti assimilabili a quelli pubblici era previsto un bando con una manifestazione di interesse a partecipare e la presentazione di un progetto che veniva giudicato da una commissione di esperti. In un caso specifico l’azienda promotrice del concorso era la Volvo che aveva indetto un bando di progettazione e realizzazione di stands automobilistici da realizzare in tutta la Cina. Dopo mille difficoltà siamo riusciti ad aggiudicarci l’incarico vincendo il concorso e quindi la realizzazione degli stands.

8.      La situazione in Italia è, in questa fase, totalmente negativa; i giovani una volta laureati e che cercano di immettersi nel circuito professionale o rinunciano per percorrere altre strade, o “fuggono” all’estero , e in un paese come il nostro con grandi tradizioni culturali, con un sistema economico avanzato civilizzato, con una storia forte come la nostra si sta rischiando di bruciare una intera generazioni di tecnici e di giovani .

Credo che il sistema “lavoro” sia totalmente sbagliato e andrebbe rifondato, si dovrebbe     creare una forte collaborazione tra università e mondo del lavoro, per esempio con grandi imprese, aziende o studi di architettura o ingegneria, come succede in realtà geografiche vicine alla nostra come Francia, Germania, Belgio, Olanda.

Bisognerebbe inoltre avviare un percorso educativo-scolastico dedicando attenzioni alla cura dell’estetica e di una vita sociale equilibrata e corretta sia dal punto di vista urbanistico che ambientale.

9.      In Italia l’architetto e l’architettura sono sottovalutate, la società non dà la giusta importanza ad un mestiere importante oltre che interessante; l’architettura, da sempre protagonista del grande percorso di civiltà dell’uomo, in Italia viene spesso banalizzata, sottovalutata, spesso ignorata, mentre le esperienze di Londra o Shanghai ti danno la sensazione che se sei architetto hai una marcia in più rispetto agli altri, sei visto a priori in maniera positiva, con un lavoro interessante e creativo, e anche ben remunerato. Molto spesso capita che l’architetto in Italia viene visto semplicemente come tecnico, più o meno apprezzato, mentre nelle altre realtà che ho sperimentato ( in particolare a Londra e Shanghai ), viene visto prima come un umanista, un sociologo, un artista, e poi come un tecnico. La professione dell’ architetto è una attività sicuramente complessa e difficile proprio perché deve racchiudere al suo interno altre professionalità ed altre sensibilità che non vengono richieste ad altre figure tecniche.
10.   Da premettere che ho lavorato in un’azienda cinese che realizzava stand automobilistici per le grandi marche, e a capo di tutto c’era il proprietario dell’azienda, collaborato da diversi managers, ognuno responsabile per un marchio automobilistico, che coordinavano numerosi progettisti che, a loro volta sovraintendevano al lavoro di tecnici cinesi.

Il processo d’industrializzazione funzionava in questo modo: una volta finito il << concept >> si passava alla fase esecutiva e di dettaglio del progetto e successivamente si procedeva alla realizzazione delle strutture di cui erano composti i vari stands, realizzazione che avveniva in maniera completa ed integrata nelle grandi fabbriche dell’azienda. Effettuate le verifiche ed i controlli di conformità al progetto, la struttura veniva scomposta per singoli elementi, imballata e spedita nella città dell’evento; in una fase immediatamente successiva le maestranze partivano per la sede dove era prevista la realizzazione dello stand e lo avrebbero ricostruito.

11.   Le poche conoscenze che ho acquisito, all’estero, sulla materia non mi consentono di dare indicazioni o esprimere valutazioni.
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