Marotta e Basile (2009)

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Lo studio MAB Arquitectura si costituisce a Barcellona nel 2004 sotto la guida dei due architetti associati, Floriana Marotta e Massimo Basile.

Si occupa di architettura, urbanistica e paesaggismo, rivolgendo particolare attenzione al progetto dello spazio pubblico e all’integrazione tra progetto d’architettura e progetto urbano.

 Floriana Marotta nasce a Palermo nel 1977. I suoi studi si svolgono all’universitá di Palermo dove si laurea, e all’Ecole d’Architecture de Luminy, a Marsiglia. Qui collabora con l’Etablissement Public d’Amenagement Urbain “Euromediterranée”, istituzione creata per la progettazione urbanistica strategica della cittá di Marsiglia. Studia paesaggismo nell’ambito del Master in Arq. Del Paisaje della UPC a Barcellona. Vive e lavora a Barcellona dal 2001. Qui ha collaborato con Xavier Costa, curatore della fondazione Mies van der Rohe e fino al 2004 con lo studio MBM arquitectes(Martorell,Bohigas,Mackay Capdevila,Gual).

 Massimo Basile nasce nel 1976 a Palermo. I suoi studi si svolgono alla Facoltá di Architettura di Palermo ed in Francia all’Ecole d’Architecture de Luminy, Marsiglia. Si trasferisce a Barcellona nel 2001, dove vive e lavora insieme a Floriana Marotta. Ha collaborato con lo studio Carlos Ferrater e successivamente con lo studio BAAS di Jordi Badia fino al 2004.

 Tra i progetti realizzati dallo studio, la Enoteca Miceli a Palermo, le Cantine Vinicole Barbera a Porto Palo di Menfi, e l’intervento di Social Housing e parco urbano in Via Gallarate a Milano, attualmente in fase di ultimazione.

Mab ha ricevuto il 1º premio per il concorso Abitare a Milano Via Gallarate ed è risultato finalista, in team con MBM arquitectes, ai concorsi ad inviti per la riqualificazione dell’area Santa Chiara a Pisa e in quello della Nuova Stazione Centrale di Bologna.

INTERVISTA

1. Spesso si fa una gran confusione nel definire il lasso di tempo che racchiude le opere di architettura “contemporanea”. La Storia contemporanea è il periodo storico che parte dal Congresso di Vienna ad oggi (193 anni). L’Arte contemporanea si riferisce all’arte creata nel presente ed include generalmente tutta l’arte creata dalla fine degli anni sessanta del XX secolo fino ai giorni nostri (circa 40 anni). La Musica contemporanea è quella composta nel XX e nel XXI secolo. Il Teatro contemporaneo è quello che si è sviluppato in un periodo compreso tra gli inizi del Novecento e i giorni nostri (circa 30 anni). Qual è, a tuo parere, l’intervallo temporale corretto che definisce l’architettura contemporanea?

Gli storici tendono ad individuare delle date o dei mutamenti socio-economici e culturali nella società cosi forti da dare inizio ad una nuova epoca. Ciascun studioso in un modo o nell’altro, più o meno esplicitamente, esprime un giudizio personale con il proprio punto di vista del tutto soggettivo. Da progettista piú che da storico, io credo che sarebbe più opportuno che ci si chiarisse su ciò che si intende per “contemporaneo”. Contemporaneo a che cosa e a chi? Ma anche contemporaneo in che luoghi d’europa o del mondo. Io direi che contemporanea può essere definita quella architettura che da una risposta esaustiva alla cultura dell’abitare nel tempo in cui viviamo, e che per di più riprogetta i modi dell’abitare. Ad oggi mi sento di poter dire che dal movimento moderno e dalle teorie di Loos, Le Corbusier e Mies Van der Rohe non é cambiata molto la forma di abitare le case, i luoghi di lavoro e le città in generale. O almeno non ci sono stati mutamenti o innovazioni cosi forti da potere dire che siamo entrati in una nuova epoca passando attraverso una rivoluzione culturale profonda.

2. Per una buona riuscita di opera ci vuole un buon architetto, un committente illuminato e una buona impresa. Per l’esperienza che tu hai potuto maturare all’estero, puoi indicare che peso hanno questi 3 fattori nella realizzazione di un’opera?

Un buon committente e un buon architetto garatiscono già da soli quasi la totalità della buona riuscita dell’opera. Una buona idea si può costruire anche con pochi fondi e con mano d’opera poco specializzata. Dipende dalle tecnologie e dagli intenti. Se il progetto si basa sulla finezza dei dettagli costruttivi e sulla perfetta relizzazione delle finiture, allora basta poco perchè l’impresa mandi in fumo tutte le aspettative di committente e architetto. In ogni caso è indispensabile la supervisione dell’autore. I disegni esecutivi non bastano mai!

 3. Riguardo l’architettura contemporanea, l’Italia negli ultimi anni sta tentando di recuperare il grosso divario con gli altri stati europei e lo sta facendo lentamente. Una importante tappa a livello nazionale è stata l’avvio del P.A.R.C. “Direzione Generale per la qualità e la tutela del paesaggio, della qualità del progetto e dell’opera architettonica e urbanistica”. La Sicilia ha recepito le direttive ministeriali con l’istituzione del D.A.R.C. Sicilia e ad oggi l’attività del Dipartimento per l’Architettura e l’Arte Contemporanea rappresenta un punto di riferimento per tutti i professionisti e gli enti che operano nel settore avendo già all’attivo il patrocinio di ben 12 concorsi internazionali entro il 2009. Qual è il tuo parere sull’attività del D.A.R.C. e sui possibili cambiamenti e i contributi che la sua istituzione potrà apportare nella cultura isolana riguardo l’architettura contemporanea?

Purtroppo non conosco bene l’attivitá del Darc. Ho visto alcuni concorsi che ha organizzato o patrocinato ma non ho mai avuto occasione di approfondire.

4. Qual’è l’esperienza che ha lasciato un segno indelebile nel tuo modo di progettare?

Sicuramente la mia prima esperienza professionale, prima da studente e poi da laureato, al fianco di Carlos Ferrater  a Barcellona. Un tuffo in apnea nella attività di progetto più intensa con tutti gli stimoli che venivano parallelamente dalla pratica dell’architettura e dall’osservazione della città. Una Barcellona che negli anni in cui l’ho conosciuta, nel 2000, era già all’apice del suo sviluppo architettonico e urbanistico, ed ancora in crescita costante. E successivamente il contatto con lo studio MBM, con il quale mia moglie ha collaborato per diversi anni, e che ha rappresentato per noi un punto di riferimento fortissimo nella progettazione alla scala urbana e per l’attenzione dedicata al tema dello spazio pubblico, alla componente sociale e all’attenzione alla scala umana che influenza la progettazione. Dunque Ferrater,Barcellona e Bohigas contemporaneamente.

5. Quali sono gli aspetti che ritieni i più positivi ed i più negativi dell’architettura contemporanea?

Tra gli aspetti positivi sicuramente sta la grande qualità raggiunta dalle tecniche costruttive e dall’innumerevole varietà nell’uso dei materiali nell’architettura. La fantasia con cui spesso si reinterpretano tecniche e materiali tradizionali della cultura di un luogo, anche poveri, con un linguaggio del tutto nuovo. Come ricette di cucina contemporanea che trasformano con creatività piatti comuni di ogni giorno. Insieme a questo il rispetto per l’emergenza ecoambientale e la ricerca in corso sulle basse emissioni energetiche degli edifici.  Ciò che invece ritengo negativo è la tendenza alla spettacolarità e al formalismo gratuito che si stanno imponendo sempre più forti nella cultura architettonica contemporanea. Forse un pó spinti dalla domanda di amministrazioni pubbliche e investitori privati, gli architetti sempre piú si sono orientati verso l’edificio “singolare” ed iconico. E i sindaci soddisfatti di avere un edificio unico al mondo, ma spesso con nessuna relazione con il luogo.

6. L’architettura, al di là delle componenti artistiche, filosofiche e culturali, è anche un servizio professionale che viene reso ad un committente pubblico o privato in regime di mercato a seconda della “domanda” e dell’ ”offerta” del servizio stesso. Ritieni che la scarsa diffusione della cultura architettonica contemporanea in Sicilia e in altre parti d’Europa sia causata dalla mancanza di una “domanda consapevole” circa i necessari requisiti di contemporaneità di un’opera nuova?

La cultura architettonica e artistica influenzano l’opinione pubblica attraverso i buoni esempi di  relizzazioni concrete e attraverso il dibattito sui mezzi di comunicazione, le esposizioni ecc. Ma in Italia e in Sicilia che peso ha il dibattito sull’architettura contemporanea agli occhi dei non addetti ai lavori? L’educazione all’architettura o all’arte non sono innate in una società. Devono essere coltivate e devono essere trattate come elementi importanti della cultura di una società. Dovrebbe essere un dovere delle università e degli ordini professionali, ma ancor più di una politica colta e illuminata, dare il giusto peso all’architettura, allo spazio pubblico, all’arredo urbano affinchè l’opinione pubblica ne riconosca la necessità. E fare si che questa necessità si trasformi in norma di legge. In molti paesi l’architetto è considerato dall’opinione pubblica e dalla normativa edilizia, una figura indispensabile e un professionista di tutto rispetto. In sicilia non è sicuramente cosi. Parte della colpa è degli architetti e degli ordini professionali che non hanno saputo difendere le propie competenze agli occhi della società e altra gran parte della politica, che continua a permettere che costruisca chi non ne ha le competenze e la formazione adeguata per farlo.

7. Conoscendo la realtà siciliana ed in particolare di una delle città che conosci meglio, quale opera di architettura potrebbe risultare fondamentale per lo sviluppo del territorio?

Non credo che lo sviluppo del territorio possa essere legato ad una opera in particolare. Non stiamo parlando di un’operazione alla Guggenheim di Bilbao, dove l’effetto mediatico è stato portato ai massimi estremi, e sicuramente con ricadute sul turismo culturale mai viste prima. In Sicilia potremmo avere bisogno di infrastrutture più adeguate ai tempi d’oggi, oppure di porti turistici e commerciali più sviluppati, piuttosto che di parcheggi e opere capillari nelle città per il potenziamento dei trasporti pubblici. Lo sviluppo di un territorio devi pianificarsi su criteri ad una scala territoriale molto piú ampia e basarsi su obbiettivi socio- economici e di scambi commerciali e turistici. L’architettura viene dopo.

8. Qual’è la principale differenza nell’organizzazione del lavoro all’interno dello studio professionale in cui operi rispetto a quella che si ha in Sicilia? (se l’intervistato opera all’estero)

Non lo so. Credo che ogni studio adotta un metodo di lavoro che gli è piú congeniale. Non credo che dipenda affatto dal paese in cui si trova.

9. Nella realizzazione di un’opera, grande importanza viene data all’effettiva esecutività del progetto; ritieni che l’Italia e la Sicilia in particolare siano ancora indietro rispetto agli standard qualitativi europei riguardo la qualità media dei progetti?

Credo che la sicilia sia ancora abbastanza indietro. In parte perché non c’è “l’allenamento” a costruire, visto che i piani urbanistici sono cosí blindati…parlo del piano Cervellati per esempio. Gli architetti non hanno l’opportunitá di cimentarsi nella relizzazione dei progetti che disegnano, e questo influisce sulle tecniche costruttive e sugli standard, che sono ancora quelli di venti o trenta anni fa, quando le imprese si cimentavano anche con opere piú complesse e gli architetti costruivano le espansioni delle cittá. Sto estremizzando il preblema, ma il punto è che veramente si costruisce cosí poco, e con budgets cosi bassi in Sicilia, che è difficile pensare che si raggiungano gli standard medi europei. E parallelamente non c’è, come dicevamo prima, la cultura dell’architettura ben progettata e ben costruita.

 10. L’avvento di internet ha reso di facile visione e diffusione le immagini dei progetti e delle opere costruite. Ritieni che il fascino e la seduzione visiva delle rappresentazioni grafiche ottenute con l’uso degli strumenti di visualizzazione digitale abbia in qualche modo condizionato i criteri progettuali e le tendenze compositive?

Sicuramente si, ma in positivo. Le simulazioni tridimensionali possono essere uno strumento molto più potente della matita e di una prospettiva tradizionale. I modelli virtuali in 3D Possono amplificare l’immaginazione, cosi come danno la possibilitá di disegnare forme o anche elementi strutturali prima difficili da visualizzare. Le immagini dovrebbero comunque limitarsi ad essere uno strumento della proggettazione e non il fine ultimo. Si corre il rischio molto spesso di confezionare un progetto come un pacco ben involto e attraente, incitati dalle giurie dei concorsi che in maniera spietata e superficiale si lasciano trasportare da una immagine senza entrare nel merito dei disegni. È un circolo vizioso, a cui io stesso cerco di dare equilibrio quando presento un progetto. Sotto una buona immagine deve stare una sezione interessante, uno spazio complesso, una pianta ben distribuita

11. Si ritiene che lo strumento del concorso di idee sia utile per la diffusione del principio di qualità e di trasparenza di un opera architettonica pubblica. Sei d’accordo con questa affermazione e ritieni che il livello di equità di giudizio offerto dalle commissioni giudicatrici sia mediamente accettabile?

Questo non saprei dirlo. Non ho mai fatto parte di una giuria. Non so esattamente quali sono le dinamiche. Di sicuro ultimamente è diventato quasi impossibile per una giuria fare una selezione dei progetti in base ad uno studio approfondito delle proposte. In certi casi le proposte sono centinaia e sempre mi chiedo quale può essere il criterio di esclusione.  A parte questo, sono abbastanza contrario al concorso di idee che non prevede un incarico sicuro per il vincitore. È una prassi che ormai quasi solo in Italia viene usata da piccole amministrazioni per poter tenere nel cassetto buone idee di progetto e poterle gestire in maniera del tutto indipendente, e con i propri tempi. Sempre e quando l’opera a concorso si voglia realmente realizzare. La formula migliore dovrebbe essere sempre il concorso aperto in forma anonima e con incarico diretto al vincitore.

VIA_GALLARATECITTÁ ALESSANDRINA

cantina

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Una risposta a “Marotta e Basile (2009)

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